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Recensione sulle ballerine Autore: guide globalmedia italia Quando, circa un anno fa, ho rivisto le ballerine esposte nelle vetrine sono stata colta da un moto di sconforto: ma come, le portavo da bambina, poi ho passato gli ultimi dieci anni della mia vita ad allenarmi sui tacchi per arrivare alle soglie dei trenta ed avere un’andatura più o meno naturale e ora che ho imparato, potendo godermi il frutto della mia fatica (ovvero aggiungendomi quei centimetri di gamba in più di cui madre natura mi ha privato), ecco riapparire le ballerine! Carine d’accordo, ma vuoi mettere un bel paio di sandali gioiello super taccati di René Caovilla, Manolo Blahnic o Jimmy Choo? “Non attacca” mi sono detta, “almeno con me non attacca….”. Ma si sa, “la donna è mobile” cantava il Barbiere di Siviglia, ed oggi, ad un anno di distanza, mi ritrovo ad avere non un solo paio di ballerine, bensì quattro. Ogni fashion addicted che si rispetti, dai 14 ai 60 anni, ne possiede almeno due paia, uno in una tinta pastello e uno dorato o argentato, per la sera. Ogni stilista ha proposto una sua interpretazione delle ballerine, creando quindi un’offerta praticamente infinita di modelli e combinazioni, fermo restando le due caratteristiche principali delle ballerine: punta tonda e suola ultrapiatta. Ma quando sono nate le ballerine? Il nome della scarpa già spiega la sua origine: l’ispirazione sono le scarpette flosce che le ballerine usano per danzare sulle mezze punte. Ma chi le ha trasformate in un modello di scarpa per le comuni mortali e le ha consacrate a ever-green delle calzature? Due nomi, una garanzia: Hubert de Givenchy e Audrey Hepburn, una coppia che ha fatto epoca in tema di stile. Il film “Sabrina”, teatro della loro collaborazione più creativa e generosa, ha lanciato in particolare , oltre alla moda delle ballerine indossate con i pantaloni attillati alla caviglia, le maglie a barchetta, i pull a V in colori pastello e i tubini. Il successo delle ballerine è dovuto al fatto che sono scarpe che tutte possono portare e, pur non slanciando particolarmente la figura, conferiscono al piede e all’andatura una grazia tutta particolare. Inoltre sono scarpe leggere e adatte a tutte le occasioni, eleganti con una gonna e casual con i jeans. I primi a cavalcare l’onda del successo delle ballerine sono state senz’altro le case produttrici di articoli per la danza, la Porselli in particolare, nota nel mondo dei tutù per tutti i suoi articoli tecnici e ora alla ribalta anche fra le fashion victim. I colori di punta dell’anno scorso? Verde menta e argento. I colori di punta di quest’anno? Tiene il verde menta, si aggiunge il giallo pallido e l’argento è stato sostituito dall’oro. Il modello più gettonato è sicuramente quello iperclassico: pelle morbida bordata da un nastrino di gros-grain o cotone ton-sur-ton che termina in un fiocchetto sulla punta. Tutti gli stilisti si sono però più o meno cimentati nella sfida ballerine: solo per citare i pionieri non si può non nominare Prada e Marc Jacobs, a seguire Ferragamo e Celine. Dunque non ci resta che scommettere fino a quando le ballerine rimarranno sulla cresta dell’onda, tenendoci però allenate di nascosto a camminare sui tacchi! Donne e scarpe: un matrimonio felice Per Carrie Bradshaw, la stilosissima protagonista della serie cult “Sex and the city”, le scarpe sono una sorta di panacea per l’umore, non c’è delusione che non possa essere alleviata dall’acquisto di un paio di scarpe griffate. Ebbene, senza arrivare a questi estremi, il rapporto fra donne e scarpe è stato osservato e studiato da più punti di vista senza capire mai esattamente da dove nasce questo rapporto privilegiato. Eppure fin dai tempi di Maria Antonietta, che vanta ancora adesso un primato in quanto il suo guardaroba constava di alcune centinaia di scarpe, il rapporto fra le eredi di Eva e quest’oggetto all’apparenza banale è stato . Un paio di scarpe non dà la felicità ma sicuramente almeno un momentaneo benessere. In questo settore noi Italiani abbiamo senz’altro una marcia in più: l’industria calzaturiera italiana vanta una tradizione secolare e la qualità delle scarpe italiane è fuori da ogni dubbio. E non è neppure difficile sperimentare la differenza: provate a muovere un passo su un tacco a stiletto di una scarpa dozzinale, non riuscirete neppure a stare in equilibrio. E l’arte e la maestria dei nostri artigiani sta proprio qui: quando si lavora una scarpa a tacco alto anche un solo millimetro può fare la differenza fra stare in piedi e camminare o essere in equilibrio precario e rovinare a terra. Lo stesso vale per la conciatura delle pelli, la lavorazione della suola e le cuciture. E’ questa cura per ogni dettaglio e questa tradizione secolare che rende le nostre scarpe, dai sandali ai mocassini, dalle ballerine agli stivali, dalle stringate alle decolté così celebri ed apprezzate nel mondo. Gli stessi marchi internazionali come Gucci e Prada, hanno i loro calzaturifici nel centro Italia, nelle Marche in particolare, patria anche di Tod’s e Hogan, marchi alla ribalta da qualche anno guidati da Diego dalla Valle, imprenditore marchigiano di successo.
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